La Regione Lombardia vieta l'uso di stufe e caminetti a legna

"Divieto di utilizzo della legna per riscaldamento in camini, stufe e altri impianti negli edifici civili dotati di un altro impianto termico (a metano, gasolio, GPL o di altro tipo) fino al 31 marzo." Così si legge sul sito www.unionelombardia.it in questa pagina.

E così la Regione Lombardia ha preso la decisione di limitare il riscaldamento a legna, vietando l'uso di stufe e caminetti credendo, in questo modo, di migliorare la qualità dell'aria, non rendendosi conto del rischio "effetto boomerang" che tale normativa può provocare.

Secondo noi sarebbe stato più furbo da parte dell'amministrazione della Regione Lombardia se si fosse diminuito il prezzo del gas in modo da renderlo più competitivo rispetto al prezzo della legna.

Se molte persone si buttano sulla legna, combustibile scomodo, sporco e maggiormente inquinante rispetto al gas per via della maggiore quantità di polveri emesse, evidentemente è perché il prezzo del gas ha raggiunto costi insostenibili e gran parte della gente non ce la fa più a sostenerne il costo. Costo che in gran parte è costituito dalle tasse che lo Stato incamera.

Tuttavia dobbiamo ricordare che le emissioni di anidride carbonica della legna sono nettamente inferiori a quelle del gas e del gasolio e questo provvedimento, secondo noi, tradisce lo spirito degli accordi di Kyoto.

In Italia, purtroppo, non esiste una cultura delle energie alternative a partire da quella del sole, per finire a quella della biomassa, passando per la legna e il cippato.

Esistono caldaie a legna, a biomasse, cippato, ad alto rendimento, efficienti con sistemi di abbattimento fumi che secondo noi andrebbero fatte conoscere e incentivate nell'acquisto e nell'uso, attraverso una politica fiscale che vada incontro all'utente.

Poiché questa tipologia di caldaie ha costi di acquisto più elevati rispetto a quelle tradizionali a gas, a maggior ragione se ne dovrebbe incentivare l'uso con una politica di sgravi fiscali, incentivi e contributi a fondo perduto.

Contemporaneamente si dovrebbe stimolare anche la produzione e la vendita di combustibili alternativi come il cippato e il pellets. Come si vede, occasioni per dare lavoro e cercare nuovi sbocchi energetici ci sono, ma manca la volontà politica di intervenire.

Ivece di ridurre la dipendenza energetica dell'Italia dall'estero, la si incrementa con politiche che, a nostro giudizio, sono controproducenti, oltre che demoralizzanti, perché non risolvono il problema alla radice.

Evidentemente gli interessi economici che ruotano intorno al gas e al gasolio sono troppo grossi perché qualcuno abbia il coraggio di prendere di petto il problema.